Un Mondo tutto mio by Graham Greene

Un Mondo tutto mio by Graham Greene

autore:Graham Greene [Greene, Graham]
La lingua: ita
Format: epub
ISBN: 9788838944604
editore: edigita
pubblicato: 2022-10-14T22:00:00+00:00


VII

Un pizzico di religione

Sono sorpreso di constatare quanto spesso la religione, in una qualche forma, si insinui nel Mondo tutto mio. Dico «in una qualche forma» perché ho sempre odiato l’etichetta di romanziere cattolico. Dopo tutto, uno dei miei romanzi (forse il migliore), Il potere e la gloria, è stato condannato dal Santo Uffizio, e il cardinale di Westminster predecessore del cardinale Heenan ha criticato severamente le mie opere. Non mi sorprende che anche nel Mondo tutto mio sia difficile descrivermi come un cattolico ortodosso.

Tuttavia qui ho conosciuto tre papi, contro i due che ho incontrato nel Mondo comune, Pio XII e Paolo VI. Fortunatamente Giovanni Paolo II stava dormendo la prima volta che ci incontrammo nel Mondo tutto mio.

Giovanni Paolo II è un grande viaggiatore e non saprei dire in quale hotel e in quale paese capitò che ci ritrovassimo insieme. Per una ragione che neanch’io comprendo, dal momento che non nutro alcuna simpatia nei suoi confronti, sentii un forte desiderio di confessarmi con lui. Era di sera tardi ed esitai a lungo davanti alla porta della sua camera da letto, chiedendomi se bussare o no. Poi girai la maniglia, la porta si aprì ed ecco il papa nel suo letto, profondamente addormentato. Il viso sul cuscino aveva lo stesso aspetto carismatico che avevo visto su una quantità di schermi televisivi. Rimasi in piedi a osservarlo, chiedendomi se dovessi svegliarlo, ma qui la memoria mi tradisce. Suppongo di essere sgattaiolato via, portandomi dietro una confessione non esternata, che doveva essere assai poco importante.

Gli altri miei incontri con Giovanni Paolo II non sono stati felici. Nel 1984 facemmo una passeggiata insieme nei Giardini Vaticani. Lui era a momenti assai affabile e a momenti assai insofferente. Ci fermammo accanto a due gruppi – uno di donne e uno di uomini – che giocavano a carte. Diede un cioccolatino Perugina a ciascuno dei due vincitori e io mi sentii un po’ disgustato dall’atteggiamento devoto e servile con il quale lo ricevettero, come se stesse porgendo loro l’Ostia.

A luglio del 1987 rimasi scioccato nell’apprendere dai giornali che quello stesso papa meditava di canonizzare Cristo. Pensai che quell’uomo doveva essere pazzo d’orgoglio per ritenersi all’altezza di conferire un’onorificenza a Cristo. Per combinazione, si trovava in visita ad Antibes e un giorno, sui bastioni, gli passai accanto mentre era inginocchiato a pregare e contemplare il mare. Non appena lo ebbi superato, mi resi conto che mi stava seguendo e rallentai il passo, nella speranza che lui mi parlasse e che io fossi in grado di esprimere la mia opinione sull’onorificenza che si proponeva di concedere. Ma lui passò oltre senza dire una parola e svoltò in direzione della città. Indossava un vecchio paio di pantaloni bianchi molto sporchi e un maglione verde. C’era qualcosa di patetico in quella trasandatezza e per la prima volta provai un po’ di compassione per il papa.

Il mio unico incontro con papa Giovanni XXIII, per il quale nutrivo molta ammirazione, fu assai curioso. Avvenne nell’ultimo anno della sua vita.



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